L’ODIERNO “dolly bag” è solo la rivisitazione dell’espressione “doggy bag”, che in inglese significa “avanzi per il cane”: indica, appunto, il sacchetto di plastica nel quale il cliente di un ristorante può chiedere che vengano raccolti i cibi che non ha finito di consumare; nella sostanza per portarli a casa. Se questo può servire a vincere l’imbarazzo, mia nonna paterna ne è stata orgogliosa pioniera. Sì, perché lei e altre massaie di quegli anni (parliamo dei primissimi ’70) quando venivano invitate ai matrimoni (andare al ristorante era in quel periodo un lusso ancora per poche famiglie), a fine pasto, insieme a tutti i parenti, sfoderava i suoi bei contenitori e si portava a casa gli avanzi. Perché buttare il mangiare era peccato, specie nei pranzi di matrimonio dove noi discoli ci saziavamo col solo antipasto (erano quelli all’italiana: affettati, olive e carciofini) e lasciavamo il resto delle portate. Compreso l’immancabile arrosto con contorno di patate e piselli, che mia nonna metteva dentro i suoi contenitori, dividendo i contorni dalla carne, per portarli via. “Inscatolava” anche le fette di torta degli sposi. E quelle rare volte che si dimenticava i suoi preziosi recipienti, venivano in soccorso i camerieri con quelli in alluminio. Lei portava via tutto, “tanto poi verrebbe buttato, ed è peccato” diceva. Praticamente la mia famiglia (sei persone) e quella di mio zio (erano in quattro), compresi i nonni, con gli avanzi pranzavano il giorno dopo!
Maria Antonietta Romaldetti